Notizie Notizie Mondo Outlook Debito Mercati Emergenti, Fondamentali solidi. Cina e Fed non fanno più paura

Outlook Debito Mercati Emergenti, Fondamentali solidi. Cina e Fed non fanno più paura

8 Marzo 2018 16:35

 
 
Grazie al miglioramento dei fondamentali, ci sono ottimi motivi per investire nel debito dei mercati emergenti (EMD) nel 2018. L’anno scorso i flussi di portafoglio verso l’EMD hanno segnato il record degli ultimi dieci anni a quota 112,8 miliardi di dollari, un trend in aumento e destinato a continuare anche quest’anno, sostenuto in particolare dal divario di crescita del PIL tra economie sviluppate ed emergenti. Il team di analisti di NN IP si aspetta che nel corso del 2018 il PIL dei Paesi emergenti aumenti ancora fino al 4,8%, dal 4,5% dello scorso anno.
Il debito dei Mercati Emergenti attira una domanda elevata e costante, trainata in particolare dal divario di crescita del PIL tra economie sviluppate ed emergenti, che ha superato il punto di minimo nel 2016 al 2% circa. Da allora, il gap ha continuato a crescere e ci aspettiamo che subisca un ulteriore ampliamento nei prossimi anni. Storicamente, infatti, c’è una forte correlazione tra i flussi di portafoglio e questo differenziale di crescita”, spiega Marcelo Assalin, Head of Emerging Market Debt di NN Investment Partners. Che aggiunge: “Nel 2018 l’EMD dovrebbe generare rendimenti totali interessanti, compresi tra il 4 e l’8%. La nostra view positiva sull’EMD è sostanziata dal miglioramento dei fondamentali e dal livello di attrattività di questa asset class rispetto ad altri mercati obbligazionari”.
 
EM a traino di Pechino

 

Secondo NN IP, il 2018 sarà quindi un altro anno positivo per il debito emergente. “L’economia globale offre solide prospettive di crescita, con una ripresa sincronizzata e duratura sia nei Paesi sviluppati sia in quelli emergenti, che sosterrà l’espansione del commercio a livello mondiale – dice Assalin – Nei prossimi anni le autorità cinesi favoriranno probabilmente la qualità della crescita anziché il ritmo di espansione, data la maggiore attenzione per le riforme strutturali. In ogni caso la Cina, con la sua crescita attesa al 6-6,5%, si conferma un driver essenziale per la crescita del PIL dei Pesi emergenti”.
Come spiega ancora lo strategist, in molti Mercati Emergenti, inoltre, i saldi con l’estero sono notevolmente migliorati negli ultimi anni, grazie alla netta riduzione dei disavanzi delle partite correnti. L’inflazione poi rimane storicamente bassa, nonostante la lieve accelerazione degli ultimi mesi dovuta all’espansione della crescita.
Inoltre le valute emergenti hanno riguadagnato in parte terreno, soprattutto rispetto al dollaro USA, ma sulla base dei tassi di cambio effettivi reali sono ancora sottovalutate del 15% circa.

Infine, i livelli di indebitamento sono diminuiti dopo il picco del 2015, confermando il miglioramento dei fondamentali.
 
Cina e Fed fanno meno paura

 

Come spiega Assalin, i timori di un hard landing della Cina si sono notevolmente attenuati. E la qualità della crescita cinese sta migliorando. La crescita del credito, ancora attorno al 13%, si conferma superiore alla crescita nominale del PIL, ma il divario si sta restringendo. Inoltre, i servizi offrono ormai il principale contributo alla crescita, mentre la quota dei consumi sul PIL è salita al 50% circa.
Per quanto riguarda la Fed, per il 2018 le attese sono di tre rialzi dei tassi seguiti da probabili pressioni al rialzo sui rendimenti dei Treasury USA, anche se, “prevediamo che l’aumento dei rendimenti delle obbligazioni decennali statunitensi rimarrà limitato attorno al 2,8-3% a fine 2018”.

“Riteniamo inoltre che lo spread del benchmark Hard Currency possa scendere a circa 240 punti base, portando a un rendimento totale in dollari del 6% circa per il 2018. Una prospettiva chiaramente interessante per gli investimenti nel debito in valuta forte”, dice Assalin.
 
Brasile, Messico e Turchia: opportunità di acquisto per aumento della volatilità

 

Come spiega Assalin, è da mettere in conto una maggiore volatilità nel primo semestre in diversi Paesi chiave, soprattutto sul fronte valutario. In particolare, Brasile, Messico e Turchia – che insieme rappresentano circa un terzo del benchmark obbligazionario locale (l’indice GBI EM) – dovranno affrontare elezioni presidenziali (Brasile e Messico) o probabili elezioni anticipate (Turchia).

Gli investitori – dice lo strtegist – dovrebbero considerare questi rischi idiosincratici come un’opportunità di acquisto, in quanto le valutazioni sono interessanti e, soprattutto, i fondamentali sono diventati molto più solidi”.

In generale quindi vi sono maggiori opportunità nelle valute locali che non nelle obbligazioni locali.

Le valute locali hanno una duration inferiore, di conseguenza sono meno sensibili all’aumento dei rendimenti dei Treasury USA. Inoltre, in un contesto di crescita del commercio mondiale, le valute EM hanno un ampio margine di apprezzamento”, spiega Assalin.
 
Brillano i Mercati di frontiera

 

NN IP indica poi la sua preferenza per il debito dei Mercati di frontiera. Questi si trovano infatti nella primissima fase del loro processo di sviluppo e presentano un potenziale di crescita economica elevato, associato a dati demografici favorevoli.

Si tratta del segmento dell’universo del debito sovrano in valuta forte che offre i rendimenti più elevati, assieme a una duration relativamente bassa e a una limitata correlazione con i Treasury USA, ovvero una minore sensibilità all’aumento dei loro rendimenti. Inoltre, questi mercati godono di un forte sostegno da parte delle organizzazioni multilaterali”, spiega Assalin. Come sottolinea lo strategist, l’80% dell’universo è inserito in un programma dell’FMI o associato all’iniziativa cinese “One Belt, One Road”, la Nuova via della seta. Questo significa, in definitiva, che a questi Paesi non mancheranno i finanziamenti e in ogni caso presentano storicamente un basso tasso di default.

Vi è infine da considerare che molti mercati di frontiera hanno un’economia orientata alle esportazioni, spesso legata alle materie prime, che beneficia quindi dell’aumento del commercio mondiale e di prezzi delle materie prime stabili o in crescita.