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Victor Vasarely, Take, 1957. Venduta da Christie's a New York il 17/05/2007 per 348.000 dollari (stime 120.000 - 180.000 dollari).
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Nel nuovo spazio espositivo in Bovisa, gestito dalla Triennale di Milano dall'autunno dello scorso anno, saranno ospitate oltre 200 opere di uno dei principali esponenti dell'optical-art, a cento anni dalla sua nascita. La nuova sede è stata inaugurata con la personale dell'astrattista tedesco Hans Hartung nel novembre 2006 e quest'anno, il prossimo 4 ottobre, aprirà la seconda stagione con la mostra dedicata a Victor Vasarely (1908-1997). L'esposizione, curata da Andrea Busto e Cristiano Isnardi, si protrarrà fino al 27 gennaio 2008; filo conduttore saranno le opere dell'artista, divise in nove sezioni e provenienti dalle più importanti collezioni internazionali pubbliche e private, che mostreranno il percorso storico-artistico del grande maestro del Novecento. Il movimento a cui appartiene, l'Op-Art, nato intorno agli anni cinquanta e sviluppatosi poi nel corso degli anni sessanta, è volto a provocare illusioni ottiche mediante l'utilizzo di tecniche diverse.
Vasarely inizia il suo operato concentrandosi inizialmente su due colori, il bianco e il nero, per poi rivolgersi con un più marcato interesse all'illusione del movimento attraverso l'accostamento di colori e soggetti che agiscono sulla percezione dello spettatore; nel corso della sua affermazione sostiene che “The art of tomorrow will be a collective treasure or it will not be art at all” e, con quest'ultima, incorona la sua espressione artistica. Insieme a Vasarely altri maestri dello scorso secolo hanno concorso a determinare quel movimento artistico che, nella seconda metà del Novecento, ha cominciato a farsi conoscere mediante i primi esperimenti, ricordiamo Richard Anuszkiewicz, Bridget Riley e Julio Le Parc; continuando, negli anni successivi, con nomi altrettanto noti quali Agam Iaacov, Albers Josef, Daniel Buren, Carlos Cruz-Diez, M.C. Escher e Jesús-Rafael Soto.
Le cosiddette opere “cinetiche” degli anni '50 sono quelle che riscuotono maggiore successo nel mercato come si può notare dal database di Art Investments nel quale l'opera Take, del 1956, venduta il 17 maggio 2007 da Christie's a New York per 348.000 dollari ha fatto registrare il miglior risultato dopo una stima di 120.000-180.000 dollari. I mesi precedenti al record, come quelli successivi, sono stati l'ennesima affermazione dei continui successi che hanno contraddistinto le vendite dell'artista. Possiamo quindi affermare che successivamente agli ottimi risultati ottenuti nel 2005 e nel 2006, anni nei quali l'indice di liquidità ha registrato più del 90% delle vendite dei lotti presentati con l'aggiudicazione di 69 opere nel primo anno e 72 nel secondo sulle 76 presentate, Vaserely continua il suo successo nel mercato dell'arte. La considerevole e stabile presenza sulle piazze delle maggiori case d'asta si denota anche dall'indice dell'artista della banca dati che presenta un trend in forte rialzo, dal 1996 al 2006 è infatti pari a +283% mentre l'indice globale della liquidità, nello stesso periodo di riferimento raggiunge il 72%.
Le transazioni degli altri artisti del movimento, appartenenti alla sfera italiana, non sono da considerare irrisorie; molti sono quelli che possiedono il gami artist index con considerevoli percentuali di incremento nel medio-lungo termine come Getulio Alviani che presenta un trend di crescita dell'865% dal 1996 al 2006 ma altrettanti presentano ancora esigue transazioni e, in questo caso, al centro della nostra analisi vi sono Bruno Munari e Franco Grignani che, nonostante prezzi di battuta non ancora rilevanti, stanno ottenendo cospicui consensi nelle aste di arte contemporanea sottolineando, ancora una volta, l'importanza dell'esperienza italiana.
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Victor Vasarely, Berc, 1967. Venduta da Christie's a Londra il 09/02/2007 per 174.000 sterline (stime 30.000 - 40.000 sterline).
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Franco Grignani, Composizione, 1967. Venduta da Sotheby's Milano il 24/05/2006 per 3.360 euro (stime 1.000 - 1.500 euro).
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